Trittico palermitano in una giornata di luglio

Palermo città per turisti

I miei amici milanesi sono a Palermo, stamattina ci diamo appuntamento al baretto accanto alla cattedrale, appena arrivata vedo che il baretto si è sdoppiato, sono due e non sono certo baretti, diciamo gastronomia per turisti, banconi con insalate mosce e osceni intrugli, cartelli con fotografie di arancine e panini, ci sediamo in quello che fino all’inverno scorso era il baretto, anche lì cartelloni colorati e bancone in vetro e alluminio, mi sorge un sospetto e guardo il menù, panini sette euro, non vado oltre, prendiamo tre caffè: sei euro e cinquanta! Con la stessa cifra l’ultima volta abbiamo bevuto tre ceres. I miei amici vogliono andare a piazza marina, ci facciamo strada fra orde di turisti con bandierine per corso vittorio emanuele, scusate, adesso è il Kassaro di araba memoria, arrivati all’altezza della vucciria, sempre su corso vittorio emanuele, un tipo esce dal suo bar e scambiandoci per turisti incomincia a declamare le lodi del palazzo soprastante, inventandosi una classifica lo presenta come il venticinquesimo monumento di Palermo, lo guardo con sospetto quando: non per essere razzista ma…minchia mi sale la rabbia, e continua: il palazzo è abitato da extracomunitari! Alzo al massimo il tono di voce e prontamente andandomene lo insulto pesantemente. Tornando verso casa passiamo dal capo, il mio quartiere, se è aperta vorrei fargli vedere la chiesa dell’immacolata concezione, è aperta! È la chiesa dove la settimana scorsa si sono sposati la figlia del boss di porta nuova Di Giovanni e il nipote di Michele Greco…non vedo il ricco barocco che salta agli occhi quando il portone è aperto, un muro di legno e un tavolino, una ragazza che stacca i biglietti…io mi rifiuto di pagare per entrare in chiesa ma i miei amici fanno tre biglietti, senza il contino fra mercato e barocco, l’indubbia bellezza perde molto del suo fascino, ci stiamo mezzora e nessuno entra, né turisti, né passanti, né amanti d’arte, da fuori confusa fra le bancarelle non la vedi. Ci lasciamo lì con i miei amici e io vado via sentendomi estranea a questa città che sta diventando mostruosa, un grande market per turisti, presuntuosa e razzista.

L’altra Palermo
Vado dal mio spacciatore di ceres a un euro e cinquanta, è inspiegabilmente chiuso, vado da Mimì, la friggitoria di via papireto: – avete di nuovo cambiato la disposizione del bancone! Si avvicina il friggitore, un indiano dalla pelle scura, e mi dice che il bancone cammina, facciamo qualche battuta, si avvicina alla cassa “la signora Mimì” , le dico che ci sono altre novità, lo sfincionello come quello dei carrettini ambulanti, lei mi sorride commossa, pago due ceres e uno sfincionello, ritiro il sacchetto al banco e il friggitore mi regala due crocchè, ringrazio e affondo i denti: – con la menta! Meravigliose.

L’altra l’altra Palermo
è in corso una lite con abbanniamento sotto casa, fra quelli della persiana all’angolo che hanno avviato un commercio di zucchero filato e grattachecca e indigeni non meglio identificati (domani mi informo), si riuniscono parenti e amici molto rumorosi fino a tarda notte, spesso, di fronte, picciuttunazzi del capo si aggregano per cantare, urlare, fare pernacchie e rumori di tutti i tipi, fino all’alba, in pochi si sono apertamente lamentati, la signora Concetta che abita al piano di sotto dice che non la salutano più, se ne fottono, questa non è la prima lite con abbannanniate e non sarà neanche l’ultima, tra poco c’è la madonna del lume, una settimana di passione…non si dorme.

anna farinella

Tra i vicoli di Palermo nel 1947 foto di Richard Avedon

 

Tra i vicoli di Palermo nel 1947 foto Richard Avedon

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Hanno abbattuto un albero al Foro Italico

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Hanno abbattuto un albero al Foro Italico

Io vi odio, non siete neanche più una metafora, siete la realtà. Una città in trambusto, realmente indignata, una città che diventa cittadini, cittadini da consultare, informare, coinvolgere, post su post, comunicazioni, interpellanze, domande, affermazioni di fronte allo scempio, all’orrore…buttanissima delle buttane è un albero, un albero che avete reso umano, con lacrime, con desideri d’abbracci, con parole che neanche a un amante…siete pazzi, avete perso ogni senso della realtà, e tutto è uguale, uomini, alberi, animali, ovvio che tutto è uguale ma qui ci moriremo, noi uomini, noi ultimi pure rispetto a un albero, anch’io ho una crepa, ci morirò probabilmente, e se qualcuno mi dovesse abbattere in pubblica piazza sono certa che nessun mio concittadino soffrirebbe come per quella minchia di albero, stiamo morendo tutti, ma siamo solo uomini, e già non piaciamo più a nessuno.

anna farinella

braccata

Palermo, la commissione Cultura della Camera in visita nei luoghi-simbolo

Repubblica titola così, e me lo leggo e più vado avanti più mi sale l’odio per questa triste terra, per i suoi sfortunati abitanti, per i suoi ridicoli governanti, qui tutto muore, noi stiamo morendo in un’allegria di luci cibo e alcool, di teatro, finalmente la scalata al potere della cultura è avvenuta, e Palermo è tutta un fiorire, crisantemi sulla pietra tombale, nessuno è libero in questa città, siamo tutti braccati, illegali nella città dell’accoglienza.

anna farinellapiazza castelnuovo nell 800

le folli notti di Palermo

Stamattina mi passano le notizie nella home di facebook, ieri sera la notte dei barboni, la notte dei cuscini, la notte dei tesori.

La notte dei senza dimora organizzata dalla caritas e dalle associazioni di volontariato, preghiere e interviste a chi dorme per strada, chi ruba per pagarsi un caffè, una Palermo che di giorno si confonde con quella presentabile ma di notte regna nei meandri della stazione, nelle intercapedini, sulle panchine un po’ nascoste; poi ci sono i residenti del centro storico che inscenano una farsa con cuscini e finta dormita sul selciato di piazza pretoria, loro il caffè se lo possono pagare ma non il sonno, disturbato da quella che viene definita movida selvaggia; e poi le code chilometriche dei visitatori dei monumenti de La Notte bianca dell’Unesco.

Queste tre Palermo che vagolano la notte cercando di vivere la città non si incontreranno mai, proteste, rassegnazione e cultura, cultura per turisti, gli abitanti di questa triste città cercano di prenderla sempre con violenza, città negata agli ultimi e anche ai primi, città che non si fa più vivere ma che trabocca di vita divertimenti eventi preghiere e solidarietà, città da dimenticare, da vivere in silenzio strisciando nei vicoli bui, scappando dalla gente, persone che odiano persone, e il più citato è sempre lui: il sindaco, che corre freneticamente verso il disastro per difendere e promuovere un maquillage sempre più pesante e artefatto, l’immagine di una città che non corrisponde alla realtà, ma in questi tempi l’immagine diventa realtà stessa, è l’unica possibile per non morire, ma forse dovreste ammettere di essere già morti, quello che vi resta è il ridicolo di avere perso, non ci avete neanche provato, avete voluto i vostri belli appartamenti nel cuore più nero della città e non sapete che farvene, sbarrate le entrate e ne uscite con la protervia dei ricchi, avete osannato la pedonalizzazione, i locali, i turisti credendo in una città a misura d’uomo, quanto presuntuosi siete stati, ottusi in una visione di pulizia e legalità a scapito di altri, però adesso c’è il daspo urbano, i posteggiatori abusivi sono perseguitati e tra poco la città si illuminerà di mille lampadine, natale si avvicina e allora sarà tempo di acquisti, di allegria incosciente, di freddo per chi non può chiudere le finestre perché una casa non ce l’ha, quelle finestre da cui adesso non entreranno più i rumori grassi e volgari dell’estate.

anna farinellacartpa001

inciampo

Sono anche contenta di avere il dolore alla caviglia, sono irragionevolmente felice (senza neanche una pezza d’appoggio), e forse è bene mantenere un piccolo dolore, quasi a pagare un obolo per far finta di non vedere, no, non è un concetto cattolico, anche se le sante e anche i santi ne hanno fatto visione, sopravvivenza, è una cosa più antica ancora, è la prima caduta, il primo dolore, il primo ginocchio sbucciato, il primo spintone, la puntura di un ago mentre cuci, i piccoli quotidiani dolori con cui devi fare i conti, devi metabolizzare e inserirli in qualche modo nella tua vita, solitamente a quel punto si dividono i mistici dai ribelli, chi del dolore ne fa esaltazione, espiazione, godimento e chi lo rifiuta, lo combatte, non lo accetta, eppure il dolore lo sopportiamo tutti, chi più chi meno ma alla fine non puoi scappare, e quando scoppia improvvisa una inutile e incosciente felicità, è allora che puoi avere un po’ paura, sai che non durerà per sempre, è troppo, è eccessiva, è cattolicamente non meritata ( è lì che si misura il grado di follia) e quindi un dolore, un piccolo dolore, come una distorsione alla caviglia, ti fa credere lecito giusto e immortale il tuo attimo di felicità, e se il mondo soffre soffro un po’ anch’io: l’uomo è una merda, io in primis.

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settembre è il più crudele dei mesi – saldi di fine stagione: acrilici su tela di anna farinella

la sposa del tiroassegno 60x60
la sposa del tiro a segno 60×60
la sposa morta 60x60
la sposa morta 60×60
la sposa scorticata 60x60
la sposa scorticata 60×60
sposa 60x60
sposa 60×60
sposo 60x60
sposo 60×60
addolorata 80x100
addolorata 80×100
caterina delle mosche 80x100
caterina delle mosche 80×100
l'estasi dei sensi 80x100
l’estasi dei sensi 80×100
lo voglio! caterina con la testa del condannato a morte 80x100
lo voglio! caterina con la testa del condannato a morte 80×100
madonna del latte 80x100
madonna del latte 80×100
mezza morta verticale 80x100
mezza morta verticale 80×100
nella mia stanza 100x120
nella mia stanza 100×120
strega 80x100
strega 80×100
santa rosalia 100x120
santa rosalia 100×120

 

per informazioni: opuntia21@gmail.com

sciuscia ca vola – ventagli di carta

 


I ventagli di carta sono effimeri come un fil di vento, sono preziosi e delicati, hanno bisogno di attenzione, per farli e per usarli.
Realizzati in cartoncino stampato, ritagliati a mano in punta di forbici, rinforzati con stecche di balsa, fermati da un nastrino di raso, abbelliti con una nappina di cotone colorato fatta a mano, per montare un ventaglio ci vuole un’ora, un’ora piena senza distrazioni, non potrò farne tanti perché non sono una fabbrica, uno alla volta per chi me lo chiede, sono quelle cose un po’ inutili proprio nel concetto della realizzazione, sono in serie ma sono fatti uno per uno, decisamente contraddittori come il caldo e il fresco, l’aria smossa è quella che hai attorno, è quella che viene da te.